°°RECENSIONE LIBRI °°
 

TITOLO: L'uomo delfino
AUTORE: Jacques Mayol
EDITORE: Giunti
ISBN: 88-09-02938-0
ARGOMENTO: Saggistica

 
Racconta di....
 

L'uomo ha un'origine acquatica? Entro quale misura può risvegliare dal più profondo della sua psiche e del suo bagaglio genetico, le facoltà e i meccanismi fisiologici che gli permetteranno di diventare – o ridiventare – un mammifero quasi anfibio?
E’ quello che questa sorprendente opera ci rivela. Risalendo alle origini stesse della vita l’autore si lancia nella scoperta a ritroso del passato acquatico di questo curioso mammifero che è l’homo sapiens. Parallelamente, in eloquenti termini filosofici, illuminati dalla disciplina yoga, svela la sua visione della vita, dell’intimo rapporto uomo-mare, e ci invita alla scoperta della nostra vera coscienza individuale, in totale comunione con la coscienza universale.
Con lui partiamo per i quattro angoli del mondo alla scoperta degli ultimi primitivi tuffatori in apnea, e riviviamo un pezzo di storia delle immersioni senza respiratore, il brivido dei record sportivi, e le attuali ricerche medico-scientifiche, di cui egli rappresenta il più entusiasta dei pionieri.
Scienza e poesia, realtà e fantasia, scorci autobiografici, leggende e fatti accaduti, uomini pesce del passato, sirene mitiche e pescatrici di perle giapponesi, delfini e lamantini, si accavallano nelle acque azzurre e abissali che ospitano ancora le immagini del dio Glauco e di Clown, la delfina che gli ha ispirato l’idea de l’uomo delfino.


 
Osservazioni....
 

Un testo che ci avvicina all’acqua e all’aria, elementi che ci permettono di vivere e di cui siamo fatti… Jaques Mayol èuno dei pionieri dell’apnea alla quale associava la pratica dello yoga. L’apnea e lo yoga, come mezzo per riscoprire, sentire profondamente, il nostro essere parte di un tutto.


Daniela

 

Piccola lettura....
 

L’uomo, tanto quello primitivo quanto quello civile, e queste due specie vivono ancora oggi sullo stesso pianeta, hanno bisogno di risanare ed abbellire la propria vita, e sarà sempre così.
Tutti gli sport disinteressati, non competitivi e non commercializzati ne sono la dimostrazione. Il primo a praticarli è proprio l’uomo tecnologico divorato dalle macchine, rosicchiato dallo stress e da tutti i mali della sua civiltà.

L’Homo delphinus si immergerà, dunque, negli abissi marini con la stessa gioia di vivere delle foche e dei delfini, né più né meno. Certo, l’uomo tecnologico vi dirà che ciò non serve a niente, se non è redditizio. E per essere redditizio, aggiungerà, bisognerebbe che il sub si immergesse molto più giù e vi rimanesse molto più a lungo. E questo può essere, ripeto, l’errore della nostra civiltà tecnologica: volere sempre troppo, volere sempre di più, non fermarsi davanti a nulla pur di raggiungere i propri scopi, compresa la rottura dell’equilibrio della terra e degli oceani. Gli animali selvatici vivono in armonia totale con il loro ambiente: ne dipendono; ed esso a sua volta dipende da loro. Essi non cercano di mangiare più di quanto possano, di battere dei record o di conquistare qualcosa o qualcuno. In questo spirito di fusione totale con l’ambiente marino l’Homo delphinus andrà sott’acqua per integrarvisi, per divertirsi. Perché divertirsi, come sognare, non solo fa parte del fenomeno “vita” ma gli è anche indispensabile.

Egli considererà il mare non come una miniera inesauribile di risorse e di ricchezze materiali, ma come la Dimensione Primordiale, sorgente infinita di vita, di gioia, di sogno, attraverso la quale egli potrà forse un giorno ritrovare se stesso. L’uomo che si immerge in apnea, cioè trattenendo il respiro, non fa soltanto un ritorno temporaneo su sé stesso: fa anche un ritorno istantaneo all’origine del Tutto. Ad intimo contatto del mare ed della natura, col controllo dell’apnea e la padronanza della respirazione, questa funzione-chiave che tiene la leva di comando di quasi tutte le altre, l’Homo delphinus imparerà di nuovo a prendere possesso del proprio corpo e a risvegliare altre facoltà sepolte da miliardi di anni nel più profondo del suo bagaglio genetico. L’Homo delphinus sarà un uomo che avrà compreso di non essere estraneo alla natura, all’oceano che deve rispettare come la propria madre, all’universo nel quale si riflette come il microcosmo riflette il macrocosmo. Saprà che dall’atomo alla galassia, dal microbo alla balena azzurra, che non gli sono né inferiori né superiori, tutto è collegato. Saprà che non vi sono paratie stagne né fra il corpo e la psiche, né fra lui e l’universo infinito, incommensurabile e non-temporale.

L’uomo non muore finché sa sognare. E il sogno dell’Uomo delphinus vivrà finché l’uomo non avrà distrutto il mare, completamente.