°°RECENSIONE LIBRI °°
 

TITOLO: L’infinito Viaggiare
AUTORE: Claudio Magris
EDITORE: Mondadori
ISBN: 88-04-54739-1
ARGOMENTO: Saggio sul viaggio – Diario

 
Racconta di....
 

Il viaggio, la frontiera, la seduzione dell’avventura, i microcosmi quotidiani, la capacità di vivere l’attimo. Sono solo alcuni degli spunti più significativi de: “L’infinito viaggiare”.
L’autore, Claudio Magris, raccoglie in quest’opera alcune delle sue numerosissime esperienze di viaggio, vissute tra il 1981 e il 2004. Come afferma lui stesso: “Molte pagine hanno parecchi anni e li mostrano, come è giusto; del resto anche un volto deve mostrare la sua età, se possibile portata bene e legittimamente lenita in qualche danno, ma non mortificata”.

 
Osservazioni....
 

I libri di Magris: “Utopia e disincanto”, “Microcosmi”, “Danubio”, “Ilazioni di una sciabola”, e i molti altri che ha scritto in 30 anni e più di attività letteraria, rappresentano delle autentiche perle nel mare della saggistica italiana.
Anche l’argomento “leggero” del viaggio si presta a riflessioni che manifestano tutto lo spessore, la cultura, l’equilibrio, l’umanità dello scrittore triestino che utilizza la lingua italiana in tutte le sue potenzialità senza, d’altra parte, lasciarsi temtare dall'utilizzo di un linguaggio accademico e faticoso.
"L’infinito viaggiare" comincia ad appassionare già dalla prefazione, dove l’autore introduce e chiarisce gli strumenti necessari al viaggiatore che, come potete intuire, riguardano essenzialmente l’attitudine mentale: “Quello stato di sospensione del tempo che si verifica quando ci si abbandona al suo scorrere lieve – come una bottiglia aperta sott’acqua, riempita del fluire delle cose …”
I primi sette capitoli sono dedicati ad altrettanti aspetti e luoghi della Spagna. Proseguendo si parla di Polonia, Germania, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Norvegia, Cina e Vietnam: tanti microcosmi messi a fuoco mirabilmente nella aggrovigliata geografia mondiale.
Il risultato è un'opera di grande valore, uno di quei libri che aiutano comprendere il Viaggo della vita, che aiutano a dipanare, almeno un po' le tenebre e le selve oscure in cui, talora, smarriamo la via d'uscita. L'infinito viaggiare rappresenta, infine, un bel modo per lasciarci dopo una stagione trascorsa insieme ... volgendo lo sguardo alle imminenti vacanze estive!


Edoardo

 

Piccola lettura....
 

La Cina è Vicina?
Cosa si perde, scrivendo? Me lo chiede, con un sorriso timido sulla sua faccia larga e ridanciana, una studentessa cinese – e aspirante scrittrice – del primo anno di corso d’italiano della università di Xi’an, la città dei famosi guerrieri di terracotta e della tomba del primo imperatore. La sua domanda kafkiana giunge inattesa in quest’aula del campus in cui si discute la traduzione cinese dei miei Microcosmi e rivela indirettamente il grande cammino percorso in questi anni dalla Cina, che è forse vicina – come diceva, in un altro senso, un vecchio film di Belloccio – più di quanto si creda. E’ la letteratura occidentale che si è interrogata e si interroga con passione sulle contraddizioni della scrittura, su ciò che essa dà e toglie, inseguendo la vita e ponendosi al di fuori di essa, cogliendone il significato e aprendosi all’amore, ma anche chiudendosi in un delirio di onnipotenza o in una fissazione narcisistica. Kafka, Mann, Borges, intuiscono l’assenza che c’è in ogni espressione, la vita vera cercata e mancata causa questa ossessiva ricerca talora fuorviante, l’arte che per esprimere l’esistenza la perde, l’Io che scrivendo dà senso al fluire del mondo ma si scopre un altro, attore o sostituto di se stesso.
Quella domanda riassume una problematica esasperatamente occidentale; me la fece molti anni fa a Parigi, tenendo a battesimo il mio Danubio, Maurice Nadeau, uno dei più grandi critici viventi. Così, anche grazie a quell’interrogativo, l’arco degli anni fra quella sera parigina e questa di Xi’an mi sembra un cammino circolare, un’odissea che riconduce a casa …

Le frontiere del Vietnam
[…] E’ lo stesso studioso, peraltro fervido patriota vietnamita, a ricordare come un altro letterato, il professor Dang Thai Mai, i cui saggi su Umanesimo e Rinascimento hanno preparato il terreno per la ricezione di Dante, fosse stato criticato perché i suoi studi non servivano alle immediate esigenze strategiche del Paese. Leggendo le pagine di Nguyen van Hoan su Dante o sul Cao Dai, la poesia popolare sud-vietnamita (“amarsi vuol dire amare anche la strada che si fa insieme”) si ha il senso dell’universalità della poesia, dell’umanità vagheggiata da Herder, lo scrittore amico di Goethe, come un unico grande albero costituito dalla diversità delle foglie, delle radici, dei rami e dei fiori […]

[…] Conoscere un paese, per me, significa anche tuffarsi nel suo mare, sentire lo spessore dell’acqua, percepire la sua luminosità e limpidezza, il suo sapore – naturalmente, come per Raffaele La Capria, il metro di giudizio è punto di riferimento è sempre il mediterraneo, per lui il Tirreno di Napoli, per me l’Adriatico istriano e dalmata. L’acqua, nella baia di Haloong, è color giada, densa senza essere torbida, di un tepore tropicale; un ultimo sorso d’estate, un’estate che non sembra una stagione passeggera quanto un modo d’essere, uno stato. Incantevoli isole e rupi incastonano il grande golfo; la barca sfiora grotte cedevoli e friabili, fangose. Più che il Vietnam di oggi, il paesaggio suggerisce l’atmosfera dei romanzi di Greene o della Duras. Il tropico è anche un’affondare in strati profondi del reale, in un limo vitale, dolce e frollo come l’odore del Durian, che le guide ammoniscono a non portare in camera e che già il povero Emilio Salgari, il quale non aveva probabilmente mai avuto l’occasione di gustarlo, definiva acre per i palati europei. Perfino i sapori, gli odori, i dettagli più sensuali si possono trovare anche solo sulla carta, restando a casa e viaggiando come Salgari, solo in biblioteca. Nel ritorno verso Hanoi, nell’incanto nella sera che precipita umida e rapida, in una luce subacquea, campagne irrigate e lavorate, bufali nei campi, case bizzarramente strette, perché le tasse si pagano a seconda della larghezza della facciata. Sotto i grandi cappelli conici, qualche viso bellissimo di donna; uno sguardo si alza ad osservare l’automobile che sta passando e dopo un attimo sparisce, resta indietro, una delle tante cose lasciate indietro […]