°°RECENSIONE LIBRI °°
 

TITOLO: Il gioco delle passioni
AUTORE: Aldo Carotenuto
EDITORE: Bompiani (collana Tascabili Bompiani)
ISBN : 88-452-5206-X
ARGOMENTO: Saggio sulle relazioni, sentimenti e rapporti interpersonali

 
Racconta di ....
 

Si tratta di un saggio prezioso ed estremamente scorrevole, rivolto a quanti abbiano mai avvertito affiorare nel loro animo interrogativi sulle passioni umane, sul senso della sofferenza e sulle tante dinamiche che movimentano il regno delle emozioni.
Delizia e tormento delle nostre vite, i rapporti interpersonali hanno realmente su di noi potere di vita e di morte. I meccanismi che regolano questo genere di dinamiche hanno radici profondissime che giungono fin negli abissi della nostra anima.


 
L'autore....
 

Aldo Carotenuto, psicoanalista, è tra le figure più significative dello junghismo italiano e internazionale. E’ membro dell’American Psychological Association e presidente del Centro Studi di Psicologia e Letteratura. Professore di Psicologia della Personalità all’Università di Roma. Ha scritto oltre 30 libri, alcuni dei quali tradotti nelle maggiori lingue europee e in giapponese. Tra le sue opere:
Eros e Pathos, Amare e Tradire, La chiamata del daimon, La nostalgia della memoria, La strategia di Peter Pan, Riti e Miti della seduzione, Le lacrime del male, L’eclissi dello sguardo, Vivere la distanza, Il fascino discreto dell’orrore, Attraversare la vita, Breve storia della Psiconanalisi, Il fondamento della personalità, Diario di una segreta simmetria, L’ultima medusa, L’anima delle donne.

 
Edoardo
 
Lettura....
 

Amore e vendetta, passione e dannazione. Non c’è migliore atmosfera se non quella della terra bruciata dal sole della Sicilia, per raccontare le più oscure passioni dell’animo umano. Cielo e terra, madre e terra, vento e terra. Qualcosa si muove, cambia, scompare e qualcosa invece che resta, che ritorna, che riaffiora. E’ questa l’antitesi lungo cui si muovono le grandi passioni. E’ questa la storia di Maestrale, un film di Sandro Cecca.

Tre uomini e una donna, che non può dimenticare, che non vuole dimenticare. Sullo sfondo l’isola di Pantelleria e di quel vento che ritorna come presagio di un passato da vendicare, i personaggi bruciano tutte le loro energie, ogni istante della loro vita, inseguendo l’amore.
Un amore che, come spesso accade, non è mai completamente solare.
Certe esperienze sono veramente difficili da raccontare. Non si può capire la potenza di un desiderio, se prima non ci si è lasciati prendere da quella ossesione che non passa, che travolge qualsiasi convenienza e qualsiasi scrupolo morale. Non si può comprendere la vendetta, se prima non si è sacrificata un’intera esistenza al pensiero di un riscatto.

Sono passioni estreme, che non hanno nulla a che vedere con quello che solitamente, inconsapevoli, chiamiamo “amore”. Quella routine, che ogni giorno ci porta da casa al lavoro e dal lavoro a casa, senza che mai si lasci intuire il pur minimo imprevisto, non possiamo chiamarlo amore.
Non brucia, non infiamma, non riscalda. Forse lo era un tempo, quando l’attesa del ritorno dilatava i minuti all’infinito, quando il pensiero di qualcuno che ci aspetta divorava le giornate. Ma adesso non lo è più: ha acquisito il sapore dell’abitudine, del conforto e, forse, persino della noia. E’ molto meno vitale, ma è anche molto più rassicurante, perché insieme al piacere è scomparso anche il dolore o la paura di dover perdere qualcosa di importante. Non è più solare e tantomeno oscuro.

L’indifferenza ha il pregio – se di pregio si può parlare – di livellare le luci, di confondere i colori più accesi in una tonalità di grigio, che non può dare gioia e nemmeno ferire. Ma ai più fortunati, capita ancora di incontrare l’imprevisto. E, allora, qualcosa ricomincia a bruciare. Si risvegliano emozioni che credevamo di aver disconosciuto, si riaccendono il desiderio di possedere l’altro e la paura di perderlo. Le giornate riprendono a scorrere guidate da un unico pensiero: quel volto, quella voce, quel nome.

Alla dimensione solare di una rinascita spirituale si accompagna quasi da subito la dimensione ctonia della morte, perché l’altro è il detentore della nostra vita, nel bene come nel male. E’ lui che può renderci felici con un sorriso. E’ lui che può annientarci con la sua indifferenza.
Davanti alle passioni estreme non abbiamo alcun controllo delle nostre decisioni: qualcosa da dentro ci spinge ad agire, ignorando il buonsenso. Nell’amore, come nella gelosia e nella vendetta, siamo guidati da forze molto arcaiche. Per questo motivo, improvvisamente, i ricordi e i fantasmi si fanno più vivi.

Molti mi chiedono se è possibile mediare, se tra un eccesso e l’altro è possibile trovare la via di mezzo che consente di gioire senza soffrire, di amare senza anche dover odiare.
Purtroppo no. La tensione degli opposti è ciò che mantiene vivo un rapporto, e il prevalere dell’uno sull’altro significa inevitabilmente la morte di qualcosa. Bisognerebbe saper mantenere un equilibrio perfetto e soprattutto saper riconoscere e comprendere anche gli aspetti meno gratificanti delle passioni. Ma chi può vivere in eterno in bilico tra il paradiso e l’inferno? L’amore purtroppo è pensato per l’eternità, ma si realizza nell’istante.