°°RECENSIONE LIBRI °°
 

TITOLO: Zorro
AUTORE: Margaret Mazzantini
EDITORE: Mondadori
ISBN: 88-04-53516-4
ARGOMENTO: Narrativa

 
Racconta di....
 
"No. Zorro non pretende. Zorro non tende la mano, Zorro ha i pugni chiusi. Zorro ha fatto una scelta." Un uomo normale, un uomo come tanti, finché una disgrazia, anche questa, in qualche modo normale, non imputabile a lui, fa sì che gli si rompa qualcosa dentro. Ciò che si spezza è la tensione che ci tiene legati al mondo degli obblighi sociali, delle convenienze, delle forme. L'uomo scioglie tutti i legami. Aveva una moglie e la lascia, anche se lei se ne stava già andando per conto suo; aveva un lavoro e lo molla; aveva una casa e l'abbandona. Diventa un barbone. Dal marciapiede guarda scorrere la vita dei "normali", di quelli che lui chiama "Cormorani". La guarda e la commenta. Il testo è presentato da alcune pagine profonde e appassionate che l'autrice dedica ai suoi lettori.
 
Osservazioni....
 
Sessantasei pagine, dense, poetiche, dure.... che possono piacere o non piacere ma certo non lasciano indifferenti. Nato come testo teatrale, merita di essere letto ad alta voce...
 
Daniela
 
Piccola lettura....
 

Il problema certe volte è la parola. Arrivo a sera che capace non ho aperto bocca, ho parlato tutto il giorno con me stesso ma non ho aperto bocca. Allora mi sono inventato ‘sto modo, mi racconto le cose, mi dico quello che faccio, mi do i consigli, le sgridate. E ho visto che è meglio, il suono è meglio. Perché la voce interna è pericolosa, non te ne accorgi e cali, vai sempre più giù, in grotta, rimescoli il passato, e ti dai ragione, troppa, e troppi torti agli altri. E la voce, dentro, comincia a farsi grossa, la testa comincia a rimbombarti come un locomotore, senti l’eco delle tue parole, un fischio lungo che rimane. Ma siccome non sei muto, la voce piglia e una mattina esce, si fa un giro. Esce! (Urla, ulula come un cane notturno.) ed è una voce brutta, che sputa contro tutti. E più gridi più non ci capisci un cazzo, sei un alveare senza la regina. La gente si spaventa, le piccolette di tredici anni che vanno a scuola, le vecchie con la tortina di riso in mano, e tu lì, eremita sul marciapiede, sempre più incazzato, che vuoi spiegare a chi passa: la ragion di stato! La ragion di stato! Io sono un profeta! Io sono un principe! No, ci vuole ordine. Zorro lo sa, si tiene sotto controllo, si fa le sue chiacchierate, sente il suono, controlla se tutto è regolare. Perché la tentazione di andarsene fuori come un missile, quella c’è sempre. Certo, per voi Cormorani è più facile. C’avete il sistemino, uno solo per tutti, che non va bene quasi a nessuno ma si fa finta di sì, ci andate appresso come sul tapis roulant. Vi viene comodo, sennò non ci stareste in così tanti, anche se dentro non vi reggete in piedi, zuppi come pan di spagna nel liquore, eppure andate, fate, regolari voi, regolari. Camminate sul tapis roulant, regolari, con la moglie, i figli, la sciarpa, l’occhiale bruno. Ma a me non mi fregate. Zorro vi guarda. Siete tutti scoppiati, eh Cormorani? Basta farvi così (schiocca le dita) e venite giù come shangai. Intendiamoci, se tutti smetteste di fare il vostro bel dovere e veniste a deambulare qui con me sull’asfalto, sarebbe un bel guaio, non avrei più la mia pace, la mia sacrestia, i vostri bidoni di immondizia. Voi non ci credete, ma io qui, non sempre ma certe volte, dal nero, mi son visto davanti la gioia. Allora mi dico: vedi, Zorro, ognuno ha la sua favola, e questa è la tua, solo tua. Loro non lo sanno, non lo immaginano a vederti ridotto così, e questo è il bello. Perché il sogno è bello in solitudine, stretto nelle mani nude, magari sporche, magari dure, che quando le strofino fanno un rumore di cartone. Restate lì dove siete, Cormorani, nelle vostre ludoteche, paninoteche, enoteche, emeroteche… Nelle vostre teche.