°°POSIZIONI SIMPATICHE E... "MENO SIMPATICHE" Daniela Cerati °°
 

Un po’ per gioco, la scorsa primavera (*), in uno dei corsi di yoga al centro Maitri, è uscito il discorso delle posizioni o, in generale, delle pratiche, preferite e di quelle, diciamo così, meno.. simpatiche, ;-). E’ stato divertente osservare come non ci fosse niente di generale, la posizione in cui una persona si trovava a proprio agio era la stessa che risultava scomoda ad un'altra…. Il gioco è poi continuato nel diventare, ciascuno di noi, insegnante della propria pratica preferita, cercando di trasmetterne il piacere e il significato agli altri, seguendo in modo particolare coloro che la sentivano poco simpatica. Nel clima del gioco, della battuta, dell’incoraggiamento reciproco, sono emersi dei grandi insegnamenti…

Lo yoga è una disciplina pratica, solo praticando con consapevolezza si possono cogliere le sfumature di ogni nostro gesto, gli effetti sui diversi piani, le difficoltà che incontriamo e il loro messaggio recondito… e qui arriviamo alle famose posizioni “meno simpatiche” ;-)
E’ normale sentirsi confortati da una posizione in cui ci si sente immediatamente a proprio agio, rilassati, o che ci gratifica perché riusciamo ad assumerla e mantenerla facilmente, o che conferma il nostro modo di percepirci… altro discorso per le posizioni che troviamo scomode, che esulano dai nostri schemi e quindi dalle nostre sicurezze, che ci fanno notare i nostri limiti e le nostre tensioni, che ci creano un senso di inadeguatezza o un sottile senso di disagio che non riusciamo a definire, insomma, che in qualche modo ci mettono in discussione.
E’ il perenne gioco della dualità, del “mi piace o non mi piace” che diventa ricerca e attaccamento verso l’esperienza ritenuta piacevole e rifiuto di quella spiacevole…. anche se, come sappiamo per esperienza, non sempre ciò che deriva dalla prima è positivo e negativo quello che arriva dalla seconda.
Lo yoga ci invita a guardare più in profondità, nel modo più neutro possibile, sviluppando l’attitudine del testimone. Ed è allora, quando si sente accettata, che la posizione “meno simpatica” ci consegna il suo messaggio. In quel momento, se riusciamo “a stare”, grazie al respiro, con le sensazioni, le emozioni, i pensieri che suscita, abbiamo la grande opportunità di imparare qualcosa su di noi, sui nostri schemi mentali, sul nostro modo di reagire non solo a quella posizione sul tappetino ma, più in generale, nella vita. La posizione “meno simpatica” diventa maestra, amica…. e, quando abbandoniamo l’ideale della posizione perfetta, perfino stabile e confortevole… in una parola, è, realmente, asana.

(*) 2006