°°IL POTERE DELLA PAROLA Sally Kempton°°
 


Ad una cena a cui ho partecipato recentemente, l’ospite ci ha chiesto: “I vostri genitori vi hanno mai detto qualcosa che ha influenzato la vostra vita?” Confrontadoci, ci siamo stupiti di come molti di noi fossero stati plasmati dalle parole dei genitori…
Il potere delle parole ha effetto su tutti, basti pensare al piacere che si prova quando qualcuno ci fa un complimento sincero, o il disagio quando ci si accorge di aver parlato di un segreto che avevamo promesso di mantenere. Le parole, e l’energia che trasportano, creano e distruggono amicizie e carriere; ci definiscono come individui e come culture. Pur sapendo tutto ciò, spesso si lasciano fluire le parole in modo più o meno immediato, come ciottoli lanciati casualmente in un lago. Certe volte, in genere quando l’oscillazione provocata del sasso si espande e diventa un’onda che ci schizza, ci fermiamo a riflettere sul modo con cui parliamo.

I saggi dello yoga compresero la tendenza umana di parlare di getto: molti testi circa la vita interiore, dalle Upanishad allo Yoga Vasistha alla Bhagavad Gita, consigliano di usare le parole attentamente. Il Buddha fece della “retta parola” uno dei componenti del nobile ottuplice sentiero .
I saggi sottolineano come il parlare inutilmente sprechi energie che potrebbero essere dirette verso l’indagine interiore e un’azione trasformativa. E’ importante, inoltre, il potere delle parole nel cambiare l’atmosfera quando ci si trova con altre persone, di provocare gioia o dolore, di creare condizioni che incoraggino verità o falsità, gentilezza o crudeltà.
Certamente in un’era in cui dicerie infondate viaggiano incessantemente nella “blogosfera” , dove la menzogna, il tener nascosto, il tramare sono sempre più diffusi, le parole hanno perso il loro significato e molti di noi, automaticamente, sospettano di quanto dicono le figure pubbliche, l’idea di “retta parola” può suonare anacronistica.

Eppure, per lo yoga, è fondamentale: molto del dolore che provochiamo agli altri e a noi stessi potrebbe essere evitato se discriminassimo maggiormente quanto esce dalla nostra bocca. Le nostre relazioni, il nostro ambiente di lavoro, quanto proviamo verso di noi, potrebbero trasformarsi semplicemente prendendoci un po’ di tempo per pensare come le parole creano la realtà. Sì, le parole creano la realtà. È un concetto che si trova in molte tradizioni di saggezza, specialmente nella tradizione vedica e in quella tantrica in India e nella Kabbalah ebraica.
Nel tantrismo si è intuito che, poiché tutto ciò che esiste è creato da vibrazioni di diverse densità, come se fosse “un suono coagulato”, le parole non sono meramente dei mezzi per indicare qualcosa, ma hanno un loro intrinseco potere.
Le energie trasformative più forti sono conservate in parole speciali, i “mantra”.
Ma anche le parole ordinarie hanno una loro forza vibratoria. Tutte le parole, specialmente se legate a forti emozioni, creano onde d’energia che si irradiano nei nostri corpi e nel mondo, vibrando con altri flussi di parole e contribuendo a creare l’atmosfera in cui viviamo.
Il nostro corpo e il nostro subconscio trattengono il residuo di ogni parola gentile o crudele con cui abbiamo avuto a che fare. E’ così per la terra, per l’aria…
Quando sentiamo una particolare sensazione in una stanza, probabilmente ci stiamo rendendo conto di un residuo energetico delle parole dette in quel luogo. Le parole, pronunciate o pensate, modificano costantemente la realtà, cambiano l’ambiente vibratorio nel corpo, nella casa, nel posto di lavoro, nella città. E’ per questo che quello che scegliamo di dire o di non dire è così importante.

Da dove arrivano le parole
Per praticare la retta parola occorre considerare il parlare una forma di yoga.
Il primo passo è diventare consapevoli di cosa esce dalla nostra bocca e con che tono, senza giudicarlo. Si può provare a percepire anche l’eco emotivo creato dalle parole… come ci sentiamo dopo una critica? Come reagiscono le altre persone?
Il secondo passo è una forma di studio di sé in cui ci si chiede: “Cosa mi ha spinto a dire quello che ho detto? Quale rabbia o dolore o desiderio inespressi giacciono congelati nel mio corpo emotivo, pronti a salire in superficie come bugie o commenti sarcastici o parole che nascondono ciò che vorrei dire veramente? Quali effetti hanno queste parole sulle persone?”
Chiedersi queste cose può rendere consapevoli di alcune questioni emotive sepolte che creano dei veri e propri “schemi discorsivi”, specialmente quando ci sentiamo lamentarci o parlare aspramente o riempire l’aria di chiacchere. Riconoscere e curare queste questioni è essenziale. Tentare di parlare con uno stato di maggiore consapevolezza autentica senza questo processo di guarigione è come costruire una casa su una palude: alla fine l’acqua inonda lo scantinato e la sofferenza ripudiata trapela dalle nostre parole.
L’ideale sarebbe seguire un processo di guarigione appropriato, che sia attraverso qualche tipo di terapia o di cura energetica, e, contemporaneamente, praticare le tecniche yoga che aiutano a modificare gli “schemi discorsivi”.
Una di queste pratiche è la ripetizione del mantra, il ruotare della mente su un suono sacro, Om, per esempio. I suoni mantrici in sanscrito, ebraico o arabo (le tre lingue antiche più potenti dal punto di vista vibrazionale) possono riequilibrare le energie nel corpo fisico, energetico e mentale e creare un’atmosfera interiore che dona alle parole nuova chiarezza e forza. Via via che la nostra energia diventa più raffinata, diventiamo più sensibili alla risonanza delle nostre parole. Scegliamo le parole in modo più attento, senza paura, per questo, di reprimere la nostra spontaneità ed espressività.

Poiché sono una persona incline al parlare impulsivamente, ho spesso trovato utile usare un protocollo che mi aiuta a capire quando un’osservazione che sto per fare è meglio che sia evitata. Prima di parlare mi faccio tre domande:
1. E’ vero?
2. E’ gentile?
3. E’ necessario?

Quello che sto per dire è vero?
Una cosa che mi piace di queste domande è che aprono uno spazio di riflessione. Per esempio, “vero” significa solo che sia “letteralmente vero”? Sappiamo che stiamo mentendo quando volontariamente distorciamo o neghiamo un fatto. Ma per quanto riguarda leggere esagerazioni? E se non si dice tutta la storia, è ancora vera? E quando ci mettiamo la nostra opinione? Elaborando la verità da una verità parziale, da bugie o da qualcosa distorto, si può alterare il modo di vedere un evento oggettivo in modo tale che la stessa scena è vista da due persone in modo radicalmente differente.
Rispondere a queste domande è un percorso lungo… nel breve termine chiedersi “è vero?” è un buon modo per diventare consapevoli di alcune tendenze verbali rischiose: piccole esagerazioni, affermazioni imprecise, auto-giustificazioni.

E’ gentile?
Può sembrare ovvio che alcune osservazioni sono gentili e altre no. Ma cosa succede quando la gentilezza sembra in conflitto con la verità? Ci sono delle verità che non possono essere dette, anche gentilmente, perché sono devastanti? O è una forma di codardia sopprimere una verità che sappiamo causa di dolore? Quando una parola può distruggere un’amicizia, un matrimonio, rovinare una vita, la diciamo?

E’ necessario?
“Ho parole ferme nella gola”, mi ha detto una volta un’amica, spiegando così di essere arrivata alla conclusione che, quando c’è conflitto fra gentilezza e verità, la scelta migliore è rimanere in silenzio. Ma certe volte dobbiamo parlare anche se le conseguenze ci fanno paura. E’ ovviamente necessario, per un impiegato, far sapere al capo che il contabile sta alterando i libri contabili; è necessario, per un dottore, ad un certo punto, dire ad un malato terminale che non gli resta molto da vivere; è necessario dire alla persona che si ama che non si è felici prima di arrivare al punto di essere pronti a far le valige…. Ma è necessario dire a un amico che si è visto la sua ragazza con un'altra persona? O unirsi alle solite discussioni d’ufficio su questa o quella persona?

Qualche anno fa una ragazza che chiamerò Greta mi ha parlato dopo un seminario. Durante l’adolescenza suo padre aveva abusato di lei. Era seguita da un terapista e aveva deciso che, come parte del suo processo di guarigione, aveva bisogno di confrontarsi con suo padre e di parlarne con le sue sorelle. Sapeva che questo avrebbe mandato in frantumi la sua famiglia, umiliato suo padre e forse non le avrebbe dato la soddisfazione sperata. Era molto preoccupata, non sapeva se stava facendo la cosa giusta. Le ho suggerito di farsi le tre domande. Per la prima, “è vero?” aveva un sì inequivocabile. Si sbarazzò di “è gentile?” rapidamente e con fierezza, credendo che quello che stava per fare fosse una forma di amore tenace. Era la terza domanda, “è necessario?” che le sollevava dei dubbi. Greta decise che parlare era necessario, soprattutto perché le sue sorelle vivevano ancora in casa. L’effetto sulla sua famiglia fu difficile e doloroso come aveva temuto; tuttavia era convinta di aver preso la decisione giusta.

In questo tipo di processo, arriviamo a decisioni basate sui migliori criteri che abbiamo in quel momento. Le conseguenze non sono sempre nelle nostre mani.
La magia delle parole è che possono trasformare la nostra coscienza. Parole e pensieri che vibrano ad alti livelli di risonanza possono cambiare il nostro stato interiore e avere un effetto sull’ambiente che ci circonda.

Sally Kempton è insegnante di meditazione e fondatrice del Dharana Institute. Articolo tratto da Yoga Journal edito negli USA.

Note

Retta parola Vi sono quattro tipi di retta parola: astensione da parola falsa, astensione da parola divisiva, astensione da parola aspra e astensione da parola oziosa.
Nobile ottuplice sentiero Il cammino che conduce alla cessazione della “sofferenza”.
Blogosfera E' un neologismo (calco dell'inglese blogosphere o blogsphere) che indica, nell'ambito di internet, l'insieme dei blog. I blog (o diari in rete) sono fortemente interconnessi: i bloggers (o blogghisti o blogonauti) leggono blog altrui, li linkano (creano dei collegamenti), e li citano nei propri post (messaggi). A causa di ciò i blog fra loro interconnessi hanno sviluppato una propria cultura.